VOGLIA DI CRESCERE
"Mara, una mamma apprendista" |
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Mio figlio Elia ha tre anni, passiamo molto tempo insieme. Spesso ci divertiamo, e capita anche che litighiamo. Provo un amore profondo per tutto il suo essere e rispetto infinitamente la sua essenza.
Ciononostante credo a volte di averlo maltrattato per mancanza d'esperienza, per paura o solitudine. Non so davvero quale sia il vero motivo ma invece di perdermi nei sensi di colpa mi osservo dall'esterno e cerco una risposta efficace e concreta. Così pian piano ho elaborato delle strategie che mi aiutano a superare le piccole difficoltà della vita di tutti i giorni insieme al mio cucciolo. Non è detto che valgano per tutti i bambini, è evidente che ogni persona è un mondo ricco e complesso e ogni relazione madre/figlio è retta da un equilibrio proprio. Ciò che conta è la volontà di lavorare su sè stessi, il voler vedere i propri limiti e migliorarsi.
Ora, dopo più di due anni di osservazione, ragionamenti, piccoli conflitti mi sono ben chiare due cose. La prima è che ogni bambino (e qui credo che non ci sia nessuna distinzione) ha una gran voglia di imparare attraverso l'esperienza. È spinto dalla curiosità, dal bisogno di collaborare e di fare le cose insieme. E così è naturale che metta le mani dappertutto, che provi prima maldestro poi con sempre più sicurezza a fare tutto quello che vede fare da sua madre o dalla persona che lo accudisce. La seconda è che il processo di apprendimento è estremamente lento. Un'abilità o un concetto prima di essere assimilati vanno provati e riprovati infinite volte. |
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Se questi due concetti non sono chiari si è facili prede di irritazione, impazienza, stati di nervosismo. Lo dico perchè ci sono passata (e ci passerò ancora mio malgrado). Ogni volta che sto per crollare in uno di questi stati faccio luce su questi due semplici aspetti e tutto si placa. Perchè comprendo il profondo bisogno di mio figlio. In quel momento lui sa che lo comprendo ed è disposto a venirmi incontro.
Un'altra cosa mi ha insegnato Elia. Un bambino può esprimere un disagio in diversi modi. Spesso si tratta di disagi legati a bisogni basilari come mangiare e dormire. Sta a noi interpretare il suo linguaggio e dare una risposta ai suoi messaggi. Mi accorgo a volte che un atteggiamento di opposizione e rigidità che a me può parere insensato è un modo per dirmi "sono stanco" oppure "ho fame". A volte anche "non sto bene in questo posto, andiamo via". Quando mi impegno per dare un ritmo alle giornate, mangiare bene ad intervalli regolari, andare a dormire a una certa ora, Elia è più sereno e collaborativo. Questo non vuol dire che non ci si debba mai concedere nulla. Credo che è bene che ci sia uno schema di base, e trovare un buon equilibrio significa anche che ogni tanto questo schema si spezzi, per poi ritrovarlo e rientrarvi. Rompere gli schemi può voler dire ogni tanto mangiare da amici o andare ad una festa e fare tardi la sera, saltare un pasto perchè s'è colta l'occasione di fare qualcosa che in quel momento era più interessante, una piccola avventura. Insomma, cose semplici che spezzano la quotidianità e che per i nostri bambini possono rappresentare grandi stimoli. Tutto sta nel creare un buon equilibrio tra la regolarità della vita di tutti i giorni e la novità, nella consapevolezza che questo influisce favorevolmente sullo stato d'animo dei nostri bambini. Da a loro sicurezza senza privarli del senso della scoperta e della leggerezza. Assecondare il ritmo naturale di un bambino lo rende più tranquillo e meno conflittuale, ritmi regolari e stabilità aiutano notevolmente, ma a volte quando altre esigenze hanno la priorità bisogna cercare altre risorse. |
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Può capitare che il nostro bambino non riesca ad accettare un limite che a noi adulti pare ragionevole. Quando qualcosa non si può fare è bene spiegare perchè nel modo più semplice e dolce, parlando con il cuore. Il bambino capisce e collabora solo se dall'altra parte c'è sincerità, amore e rispetto. Al contrario quando c'è rabbia e fretta tutto diventa più difficile. A volte è necessario spiegare tante volte la stessa cosa ma una volta interiorizzata il bambino fa tutto da solo. A volte è utile concedere che proprio quella cosa si possa fare, solo per una volta, poi però basta.
Ricordo una volta un gruppo di bambini davanti ad un mucchio di sabbia, cominciano a spostarla con le mani. Mi avvicino e spiego loro che quella sabbia l'ha messa lì il vicino di casa perchè la vuole usare per costruire un muretto, noi possiamo giocare con la terra lì accanto. Non è stato necessario aggiungere nulla, hanno capito perfettamente e si sono spostati. |
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Credo in quel caso la semplice verità sia stata molto più efficace che un classico "Non si tocca". Il messaggio arriva lo stesso al bambino ma siccome non viene capito la volta successiva siamo da punto a capo. Mi capita anche di mettere in atto la seguente strategia: quando chiedo a Elia di fare qualcosa e la risposta è no gli dico che è importante fare quello che si è chiesto e che sono disposta ad aspettare. Intanto mi metto a fare qualcos’altro senza pensarci troppo, dopo un po' Elia viene e fa proprio quello che gli avevo chiesto.
Questi sono solo alcuni spunti, frutto della riflessione di una mamma che si è ritrovata per la prima volta a dover usare un linguaggio nuovo. Mi piacerebbe trasmettere la voglia di lavorare sulle relazioni per poterle rendere armoniose e fluide, credo che ciò debba essere la base per relazioni che, si sa, dureranno anni. È bene iniziare con lo spirito giusto subito. Lo spirito dev'essere quello del confronto e dell'apertura, nella consapevolezza che un figlio ha tanto da imparare ma anche tantissimo da insegnare. |
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